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.The history of α vαmpire ◊My own story. |
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March 17 Undicesimo Capitolo - Metà -11 ° Capitolo
Sei la mia ragione di Vita
Arrivati quasi alla parte più alta della collina trovammo un parcheggio ed Eric spense il motore .
Rimase immobile a fissare il vuoto davanti a se . Io scesi dalla macchina e presi una grande boccata d'aria .
Iniziai a girare intorno alla macchina guardandomi attorno .
Doveva essere il punto più alto del paese , la classica piazza con un misero bar e panchine .
Di giorno lì ci si radunavano tutti i vecchi del paese per bere , giocare a carte e tradire le mogli .
Non è facile trovarne di quì , in America .
Dopo un pò mi appoggiai alla macchina e osservai le stelle , ormai iniziava a farsi buio , d'altronde
si faceva buio presto in Inverno . Eric scese dalla macchina .
" Allora .. Di cosa mi volevi parlare ? " Gli chiesi , mentre lui si appoggiò affianco a me , sempre
sulla macchina . Non ci guardavamo in faccia , fissavamo tutti e due le stelle .
" Le cose si stanno mettendo male Hil . " Lo disse con un tono di voce suadente , non mi voleva
spaventare . " Un gruppo di vampiri , non vegetariani , si sta avvicinando alla città .
Hil .. Ho paura . Ho paura che ti potrebbe succedere qualcosa . Loro non sono come noi
non si fermeranno . Soprattutto davanti al tuo odore . Così buono .. " Si bloccò . I suoi occhi
litigavano sul colore da assumere ormai . Ma la sua coscienza sopravvalse e tornarono di quel
celeste d'orato . Io lo guardai e gli diedi un'occhiataccia . " Stai perdendo l'autocontrollo Eric .
Se non mi posso fidare di te di chi mi potrò mai fidare ? " Ero abbastanza irritata . " Scusa Hil . "
Lo guardai e mi fece pena . Lui faceva di tutto per me , e io lo trattavo anche male . " Scusami tu , un attimo di rabbia , ma è passato . " Cercai di fare una scena da film e gli feci l'occhiolino .
Lui mi guardò perplesso e scoppiò e ridere . " Non lo sai fare , evita la prossima volta !! " E rideva .
Io scoppiai a ridere con lui . Ridevamo , ridevamo finchè non respiravamo più . Anzi , finchè io
non respiravo più , lui non aveva di questi problemi . Ero sempre al settimo
cielo con lui . Non avevo problemi ad essere me stessa , mi veniva spontaneo .
Dopo una pausa di lunghe risate , ricominciò il suo discorso . " Hil , seriamente , sei in
pericolo , e io non voglio perderti . " Lo guardai e gli sorrisi . " .. Ormai sei la mia ragione di vita . "
* Non ho voglia di scrivere XDD . * Dopo se mi va continuo .
Ora mi vado a vedere la Tivvù .
Ciau Cicci ! June 12 Decimo Capitolo10 ° Capitolo Ritrovandosi
Eric. Si, proprio lui. E chi se non lui?! Mi rigirai e gli corsi velocemente incontro, con un sorriso sulle labbra enorme. “Ciao, ragione della mia esistenza!” Mi prese e mi abbracciò, alzandomi da terra e facendomi toccare il cielo. Logicamente tutta la scuola ci stava osservando, ma non mi importava. Mi aggrappai a lui, ma come al solito lui mi respinse subito, lasciandomi delicatamente toccare di nuovo terra. “E sai il perché..” mi bisbigliò all’orecchio. Mi girai verso di lui e annuii. Si, Eric. Eric, che continuava a riempirmi la testa di vampiri, ma io ancora non gli credevo del tutto. Andammo verso l’entrata di scuola mano per mano. Come sempre. Ma Bryan ci bloccò. “Ehi, albino! Lo sai che la tua gran bel ragazza durante le vacanze natalizie mi ha baciato?” “So la verità, non ti preoccupare..” mi sussurrò. Ero felice, almeno una persona a questo mondo mi capiva. Continuammo a camminare. “Bhè come ci sei rimasto asociale che non sei altro? Non ti frega nulla?” Bryan continuava ad urlare, ridendo con i suoi amici. Cercava di irritare Eric. Io guardavo Eric, rossa come un peperone, ma lui continuava a fissare dritto davanti a se, con il sorriso salutava gli altri compagni e delicatamente appoggiava il suo zaino per terra vicino al suo banco. Dopo un’intera giornata scolastica in cui non avevo aperto bocca, la campanella suonò e l’ammasso della nostra scuola si precipitò fuori per la libertà. Ma purtroppo era in corso una bufera di neve, e ci raccomandarono di rimanere un altro po’ a scuola, per evitarci problemi. Io rimasi con Eric, inutile dire che la nostra fu una comunicazione silenziosa. Io fissavo lui e lui fissava la neve cadere giù, dall’aula magna dove la maggior parte degli alunni si era rifugiata. Dopo un’oretta bella e buona, ci avvertirono che era possibile avviarci a casa e quindi uscimmo tutti dalla scuola. “Vuoi un passaggio a casa? Oggi ho la macchina.” Mi chiese gentilmente Eric, facendomi dondolare davanti agli occhi delle chiavi. “Se non ti disturba..” Odiavo la neve, e presentandosi un’occasione del genere, perché mai rifiutare? Ci avviammo verso la macchina, ci sedemmo e partimmo. I 5 minuti di percorso che a piedi sarebbero durati un’eternità mi sfrecciarono davanti, ed eccomi arrivata davanti al portone di casa. “Allora ciao.” Mi sorrise. “Ciao, e grazie!” Sorrisi, uscii dalla macchina e richiusi il portone bruscamente. “Ehi!” Mi rigirai. Eric aveva abbassato il suo finestrino. “Ti dispiace se oggi rimango un po’ con te? Insomma, più tardi, posso passare?” “Allora facciamo un’uscita? Ti devo parlare, e stare vicino. È importante.” “Va bene.” Stavo ancora impalata davanti al finestrino abbassato. “Facciamo che alle 16,00 mi faccio trovare qui.” Mi sorrise. Il pomeriggio passò veloce e si fecero le 16,00. Uscii e avvertii mia madre che non sapevo benissimo a che ora sarei tornata, ma che l’avrei avvertita se fosse stato troppo tardi. Uscii di casa e lo trovai lì, parcheggiato con la sua stupendissima macchina. “Ciao” Mi fece l’occhiolino. “Ciao” Sorrisi e aprii la porta della macchina. Una volta seduta chiesi: “Allora dove si va?” “Una piccola città qui vicino, ti va bene?” “Si.” Per il resto del viaggio fummo silenziosi. Dopo 20 minuti esultò. “Eccoci!” Era un piccolo paesino, situato su una specie di collina molto alta. “Che carino!” Ancora non lo vedevo bene, ma da quel poco che riuscivo a vedere mi trasferiva una sensazione di tranquillità. Entrammo nel luogo. Si stava facendo buio, ma le luci Di quelle stradine facevano sembrare tutto in vita. Parcheggiammo in uno svincolo e iniziammo a camminare.
Versione di Eric Eravamo stati in Alaska, e lì si che mi ero nutrito di sangue di animali. No, non sono umano, sono un vampiro. Questa è la realtà dei fatti. Arrivai davanti scuola poco prima che fosse ora di entrare E, da lontano la scorsi. Sì, Hil. Stava nevicando. Mi abbassai e appallottolai una palla di neve. Poi gliela lanciai. Lei si girò e sorrise. Hil, quanto è bella. Non è un’umana normale, No. La prima volta che la vidi, mentre stavamo entrando in questa scuola Catturò subito la mia attenzione. IL SUO SANGUE. Era diventato la mia droga. L’odore che emanava. Non avevo mai assaporato un sangue del genere. I primi giorni, non feci altro che pensare a quello. Tentai anche di organizzare un piano, per star soli e ucciderla. Ma mio padre, Carlisle, mi aveva insegnato tanto in questi ultimi 50 anni, sul fatto di sangue umano. Molte morti a questo mondo sono a causa di vampiri novellini, che non sanno trattenere il loro istinto naturale. Non volevo diventare un omicida, quindi mi abituai a vivere insieme agli umani. E ora mi ero anche innamorato di uno di essi. Hilary corse da me. “Ciao, ragione della mia esistenza!” Le dissi e poi la presi in braccio. Era contenta. Pian piano si aggrappava a me, ma io la poggiai subito a terra. Mi ero paralizzato. Infondo, era pur sempre una preda, e io il cacciatore. E l’odore del suo sangue era sempre lo stesso. “E sai il perché..” Le sussurrai all’orecchio. Annuì. Ci incamminammo verso l’entrata di scuola, quando Bryan ci bloccò. Iniziò a parlare del fatto che durante le vacanze, non in mia presenza, lui e Hilary si erano baciati. Ma io sapevo che lui l’aveva baciata a forza, e che lei lo aveva rifiutato. So leggere nel pensiero. Sì, ho mille voci in testa, perché sento nella mia testa quel che pensano gli altri. Questa è una delle tante caratteristiche uniche di un vampiro. Ognuno ne ha una diversa. “Ora voglio vedere quel che dice questo sciocco, strambo!” Ecco quello che pensava Bryan. Hilary era diventata tutta rossa. La rassicurai dicendole Che sapevo come erano andati in realtà i fatti. Lei, Hilary, era l’unica persona a cui non riuscivo a leggere nel pensiero. Forse era questo quel che mi attraeva più di lei, che in un qualche modo era diversa Da tutti gli altri. Entrammo in classe e subii le noiose lezioni del Signor Brown, che ormai sapevo a memoria. Quando fu ora di tornare a casa, però, era in corso una bufera di neve. Io e Hil ci sedemmo nell’aula magna, e io iniziai a riflettere, fissando la neve cadere giù. Carlisle, mio “padre”, mi aveva avvertito di un gruppo di vampiri, bevitori di sangue umano, che si aggiravano nei paraggi. Sussultai. Hilary. Hilary poteva essere in grande pericolo. Io a stento mi ero riuscito a trattenere dal montargli addosso E ucciderla a morsi. Se questo gruppo di vampiri incrociasse la scia dell’odore del suo sangue, lei morirebbe, sicuro. Promisi a me stesso che l’avrei protetta sempre. 24 ore su 24. Intanto ragionavo un modo per trascorrere la giornata insieme a lei, ma Eravamo già arrivati davanti casa sua, e lei scese velocemente dalla macchina salutandomi. “Ehi!” Abbassai il finestrino. “Ti dispiace se oggi rimango un po’ con te? Insomma, più tardi, posso passare?” Buona idea. Lei non doveva sospettare nulla, e un appuntamento non era niente male. “Emm... si certo... ma ti avverto che ci starà anche mia madre a casa…” Grr. Non va bene. “Allora facciamo un’uscita? Ti devo parlare, e stare vicino. È importante.” “Va bene.” “Facciamo che alle 16,00 mi faccio trovare qui.” Sorrisi. Sfrecciai via. Non sapevo che fare a casa. Mi sdraiai sul letto, logicamente messo lì per finzione, la nostra Vita era tutto uno spettacolo teatrale, e sentii la musica classica Che adoravo tanto, quando ero ancora un umano. Sì. Sono stato un umano anche io una volta, tanto tempo fa.
Li-Li June 01 Nono Capitolo9° Capitolo
La neve cade giù, e mi sembra di stare in Paradiso.
Ormai, non mi importava più di nulla.
Ero caduta in depressione, ero tornata la normalissima Hilary di prima.
Ma, prima era così;
Non me ne accorgevo nemmeno della vita monotona che trascorrevo,
mentro ora, ora mi sentivo come un'idiota che non avrebbe
fatto niente nella sua vita, a parte studiare per uno stupido lavoro
che sicuramente non mi sarebbe mai andato giù.
Oltre ad essere una ragazza a dir poco BRUTTA,
ero complicata.
Non avevo mai avuto un'ispirazione, uno sport, un modello che avrei voluto inseguire.
Forse se lo avessi avuto sarebbe stato tutto molto più semplice.
Ma NULLA. Il vuoto totale.
Le vacanze natalizie del 2008 furono le vacanze natalizie più
deprimenti della mia vita.
Papà aveva promesso di passare per un augurio come si deve.
Ma, come al solito, non si presentò.
Mamma a natale riscaldò al forno una pizza e quella fu la nostra cena natalizia.
Molto invitante.
Di regali.. Bha non ne parliamo.
Ricevetti un paio di jeans nuovi dalla mamma e da papà una borsa troppo
appariscente per il mio personaggio.
Sì, fu il natale più brutto della mia vita.
◊
Il ritorno a scuola. Sì.
Il giorno che desideravo arrivasse, e contemporaneamente che temevo.
Eric non si era fatto sentire. E io nemmeno.
Avevo paura di lui. Era un vampiro, e oltrettutto forse anche arrabbiato.
E di Amy.. non ne parliamo.
Era tutta colpa di quello stupido deficente di Bryan.
Ma perchè a me?! Perchè?
Mi girai e rigirai sul letto, quando finalmete decisi di alzarmi.
Aiuto. SCUOLA.
Scesi giù in cucina e mi rubai un cornetto da quelli senza
zucchero di mia madre. Si, mi ero iniziata a preoccupare della linea, stranamente.
Mi vestii con i miei nuovi jeans e una maglietta semplice
ed esitai nel prendere la borsa di papà, ma poi mi rifiutai.
Ma cosa stavo diventando? Un oca?
Eh no. NO. Mi devo opporre;
IO NON VOGLIO ESSERE UGUALE AGLI ALTRI, NON VOGLIO ESSERLO, E NON LO SARO'.
Uscii di casa. Nevicava.
Non vedevo nulla.
Mi incamminai verso scuola a testa bassa, i libri fra le braccia.
Osservai i miei piedi immergersi nella neve mentre immaginavo che fossero soffici nuvole..
Facevo finta di stare in paradiso.
Sì, ecco a quello che pensavo, cercavo di distogliermi dalla realtà che mi circondava.
Mi sedetti su una panchina e iniziai a scavare una buca con i piedi,
stando attenta a non alzare mai gli occhi.
Improvvisamente sentii un urlo da dietro, degli schiamazzi di una persona che
riconoscerei anche in mezzo all'inferno stesso.
Sì, e poi una palla di neve mi si spiaccicò sulla schiena, mentre sentivo i brividi del freddo scendermi giù
mi girai.
Quanto lo amavo.
Infondo, forse mi trovavo in paradiso.
Salve a tutti i miei lettori.
E' un periodo che mi sento un pò giù, e forse
è per questo che in questo capitolo non succeda nulla di speciale.
Sono solo delle riflessioni, non c'è nemmeno una parte dialogata
(Oddio, mi sembro il prof. Sacco o___o XD)
ma infondo, il personaggio di Hilary sta cambiando, si sta
evolvendo.
L'estate si sta pian piano avvicinando, e fra
un pò le scuole chiuderanno.
So già che sarò SICURAMENTE bocciata (che positiva che sono U___U")
Quindi vorrei sfruttare queste giornate di scuola godendomi al massimo
tutto quello che mi ha potuto offrire quest' anno scolastico;
a partire dalle amicizie.
Vorrei ringraziare tanto Arianna, Fede S., Fede G., Otta, Martina, Noemi, Giada, Gabriela
e comunque tutte quelle persone che quest'anno mi hanno sostenuta e sopportata..
G R A Z I E.
Li-Li. Ottavo Capitolo8° Capitolo
Il fiume dei Peccati.
Stavamo ancora lì, seduti su quella pietra, a chiacchierare di me.
Non riuscivo ancora a capire perchè tutto questo stava accadendo proprio a me.
Insomma, non ero neanche un gran che di carattere, non pensiamo nemmeno minimamente al fisico.
D'un tratto si paralizzò.
Io lo guardavo immobile, fissando i suoi bellissimi occhi.
Poi si alzò.
"Cosa c'è?" domandai preoccupata, ma restai seduta.
"Devo andare."
"Dove??" "Devo andare, scusa."
Corse via. Ma.. cosa era successo?
Pensai che infondo sarà stato qualcosa da vampiri, quindi nemmeno mi preoccupai.
Rimasi seduta a riflettere.
Oddio. Eric mi aveva appena baciata.
Era stato bellissimo.
IL SOGNO inpersonificato.
Mi sentii chiamare.
"Hilary!"
Mi girai dalla parte da cui provenina la voce. Bryan. Cosa voleva da me quel deficente?
Si avvicinava sempre di più a me, quando me lo ritrovai davanti.
"Cosa ci fai quì da sola?" chiese.
"Ma.. Rifletto."
Si sedette a fianco a me.
"Dicono in giro che stai impicciata con quell'asociale.. come si chiama?"
"Eric." "Ah si giusto."
Pensai a quello che aveva appena detto. " NON è ASOCIALE!"
"Va bene va bene.. scusami!" disse in modo sarcastico.
"E poi..." diventai tutta rossa, ne sono sicura. ".. non ci sono impicciata."
"Ma dai! Si che ci sei impicciata" "Non mi piace il termine, mettiamola così."
"Ok.. Tu piaci a lui e lui piace a te. Così va meglio, Principessina?" "Molto." Mi girai arrabbiata a fissare il viale che tutte le mattine mi conduceva a scuola.
Ormai era stato sommerso di foglie cadute dagli alberi e mi misi a fissare ogni foglia che cadeva giù.
"Senti Hil... Io ho deciso di lasciare Amy."
Ci misi un pò per rendermi conto di quello che aveva appena detto.
Mi girai di scatto.
"TU... COSA?!" "Sappiamo benissimo tutti e due che hai capito cosa ho detto, ma te lo ripeterò.
Ho deciso di lasciare Amy."
Mi calmai. Infondo infondo non erano problemi miei, e Bryan non mi era mai andato giù
quindi io ero contenta.
"E.. perchè?"
"... Mi sono innamorato di un'altra."
"Ah."
"Ma non ti preoccupare! La lascierò in modo dolce e gentile."
Mi ero rigirata. Un pò mi dispiaceva per Amy, povera la mia amica. Amava così tanto Bryan.
"Ei..."
Mi prese per la testa e me la rigirò verso di se. "... che sei triste per lei?" Mi aveva voltato verso di lui, e ci fissavamo tutti e due negli occhi.
"No no.. è solo che.." Non volevo dirgli che mi dispiaceva per lei, perchè un pò era una bugia.
"è solo che?"
"Ma.. Niente. Forse non me lo aspettavo, ecco tutto." "ah. Senti.. posso fare una cosa?"
"... mmm... cosa?" Chiedeva a me se poteva fare un "qualcosa", questo era pazzo. "Questo." Avvicinò la mia testa alla sua e mi baciò.
Lo allontanai subito scattando in piedi.
"MA COSA FAI !?!!"
Non mi stava ascoltando. Fissava dietro di me, occhi fermi in un punto.
Mi girai.
Amy.
Nono, Amy.
Aveva gli occhi lucidi.
Mi fece un occhiataccia e corse via a testa bassa, forse per nascondere le lacrime.
"AMY! Nono, AMY!" Iniziai a urlare.
Diedi uno schiaffo a Bryan e iniziai a correrle dietro, ma inutilmente.
Ormai non c'era più nulla da fare.
Avevo commesso un grandissimo peccato, ma non di mia spontanea volontà.
E avevo perso Amy, e forse anche Eric.
Svolta nella storia U___U
Bene Ragazzi. E anche l'ottavo capitolo l'ho scritto; dopo un mese, però l'ho scritto : D
Volevo solo ringraziare Arianna del bellissimo intervento che mi ha
dedicato ..
Grazie amora mia!
Patata Fritta + Patata Lessa Per sempre
Ti Amo. <3
Li-Li Settimo Capitolo7° Capitolo
7° Capitolo Alla ricerca del significato dell'Amore
Quando mi risvegliai erano più o meno le 6,00. Mi alzai dal letto. Cercavo Eric, ma non c’era. Ormai mi ero abituata alle cose sovrumane, quindi non ci feci caso; lui se n’era andato, dissolto nel buio della notte. Mi preparai e uscii di casa. Era l’ultimo giorno prima delle vacanze natalizie e, come al solito, pioveva. Questa volta non mi fermai al parco, andai direttamente fuori scuola. Eric mi aveva viziato così tanto che ormai era lui che doveva cercarmi e non io. Davanti scuola vidi Amy, anche lei sola. Sentii i rimorsi per quella litigata inutile accaduta due giorni prima e, stranamente, mi avvicinai a lei. “Ciao” Dissi con voce insicura. “Ciao..” Si vedeva che anche lei era molto impacciata ma mi teneva ancora un po’ il muso. “… Come va?” Non sapevo cos’altro dirle. “Bene bene… tu?” “Tutto a posto…” mi fermai e abbassai lo sguardo.. Come avrei continuato la conversazione? Forse era arrivata l’ora di far pace? Ripresi il discorso.. “Amy… mi volevo scusare per l’altro giorno… non so cosa mi sia preso ma ti giuro che mi farò perdonare… Scusa.” non riuscivo a togliere lo sguardo da terra… mi vergognavo. “Hil … mi sei mancata.” Sentivo dal suo tono che quello che aveva appena detto era la verità. Alzai lo sguardo, la guardai dritta negli occhi e mi buttai addosso a lei, abbracciandola fortissimo. “Scusa… Scusa… Scusa…” Lo ripetevo mentre mi immergevo nella sua spalla. “Hil… Ti voglio bene.” “Anche io.” Mi staccai da lei solo quando mi sentii chiamare. Alzai gli occhi ed eccolo. Da lontano Eric che mi salutava. Guardai Amy. Mi fece un sorriso e mi diede una spinta verso Eric. Finalmente vedevo una Amy adulta, cresciuta e maturata. Le sorrisi e corsi da Eric, per cadere anche nelle sue di braccia. “Buongiorno.. Sei di buon umore oggi tesoro?” Mi teneva stretta fra le sue braccia. “Si…” Sorridevo. Sorridevo perché finalmente ero veramente contenta. Finalmente non avrei avuto più avuto problemi. “Hil, andiamo in classe.” Mi prese la mano e ci incamminammo verso l’entrata.
Usciti da scuola andammo a casa tutti e 3 insieme; Io, Eric e Amy. Scherzavamo, ridevamo e tutto era perfetto. Poi Eric mi accompagnò fino al portone di casa, mentre Amy prese un’altra strada per arrivare a casa sua. “Allora… Ciao…” sentivo le guance andarmi a fuoco, perché Eric mi aveva accompagnato fino a casa e io riuscivo solo a dirgli un banale “ciao”. “Hilary, aspetta.” mi prese la mano. “…Hil… Sono pronto. Questo pomeriggio vieni al parco verso le 16,00.” Era pronto? Era pronto a cosa? Mi incuriosiva. Sapevo che non mi potevo sottrarre a questo genere di pretese… e non me ne volevo sottrarre. “ Va bene” Gli sorrisi e aprii la porta di casa. “Ci vediamo…” sorrise anche lui e si incamminò sul vialetto per tornare da dove eravamo appena arrivati. Lo salutai con la mano ed entrai in casa. Finalmente VACANZE. Mi scaldai un po’ di roba al forno e la mangiai. Poi mi sdraiai sul letto e mi addormentai. Mi svegliai che erano più o meno le 15,30, mi sistemai un po’ e uscii di casa. Era pronto. Era pronto? Non riuscivo a capire. Arrivata al parco, lui ancora non si vedeva, il mio vampiro. Mi sedetti di nuovo sulla solita pietra e aspettai. Dopo un po’ sentii qualcuno che si sedette a fianco a me. “Ciao…” Mi girò la faccia e lo fissai. “Ciao…” Pian Piano mi si allargò un sorriso che mi si stampò su tutta la faccia. “allora… a cosa sei pronto?” Morivo dalla voglia di saperlo. “Io… penso di aver finalmente scoperto l’amore…” Arrossii più che mai mentre lui mi mise la mano intorno ai fianchi. “io… io sono pronto a questo.” Avvicinò la sua faccia verso la mia e, d’un tratto, le nostre labbra si toccarono. Si, ci stavamo baciando. Quando iniziai a prenderci gusto però, lui si ritirò indietro. “Si, sarò anche pronto, ma non esageriamo!” Sorrise e mi baciò la fronte. “Eric… Grazie anche a te… Anche tu mi hai fatto scoprire cosa significa veramente AMARE.”
Prossimo capitolo fra un po Sono lenta a scrivere scusatemi >___< Perdonatemi ragazzi! Vi Amo! Li-Li Sesto capitolo6° Capitolo
Eric il Vampiro
“Mi credi, davvero?” mi disse, quasi sconvolto. “Non lo so nemmeno io, Eric. Ma ti posso assicurare che se questa è la realtà, ti accetto. Te l’ho detto, io ti amo.” Dissi e poi sorrisi. “Anche io.. tantissimo.” Si avvicinò e fece per baciarmi. MI STAVA PER BACIARE. Si avvicinava sempre più quando, ad un certo punto, si ritirò indietro di scatto. “No.. Non posso Hil. Non ancora. Non so come reagirei.. questa sarebbe la prima volta in tutta la mia vita.” “Anche per me..” “Ma per me sarebbe la prima volta da vampiro e, ti posso assicurare, ne ho vissute.” “Immagino..” dissi per presa in giro. “Io.. Io ho 542 anni.” “Tu hai…cosa?!” Ero sconvolta. “Si, Hil.. Sono nato il 21 Luglio 1466.” Non riuscivo a crederci. Eric era un vampiro assetato di sangue e aveva più di 500 anni! “Ne avrai davvero vissute tante…” Balbettai.. Non riuscivo nemmeno a parlare, ma lui capì quello che stavo dicendo. “Hil.. più di quanto immagini.” “Deve.. deve essere atroce non potersi fidare di se stessi, non sai mai quando il tuo istinto… bhè… ti gioca brutti scherzi.” “Già. Fortunatamente sono un vampiro ‘vegetariano’, così ci chiamano, ci cibiamo solo di animali selvatici… è una nostra scelta di vita… ma infondo siamo vampiri, e quando la fame chiama… La testa non ragiona… capisci cosa intendo?” “Si.” Capivo perfettamente, capivo che stavo sognando. Abbassai la mano e la poggiai sulla mia gamba, senza che lui mi vedesse… e mi diedi un leggero pizzico. Niente, non successe un bel niente. Ero ancora lì, seduta faccia a faccia con Eric nella mia cucina. Lui mi fissava, si chiedeva sicuramente cosa stavo pensando. “Eric…” Mi uscì come una specie di gemito. “Si?” Rispose di scatto. Non riuscii a dire altro. Ero lì, muta, mentre lui mi fissava con i suoi bellissimi occhi. Poi mi paralizzai. Lui era un vampiro vegetariano… Ma tutti gli altri? “A cosa pensi?” sorrise, sembrava teso. “E-esistono altri vampiri non ‘vegetariani’?” la mia voce stava tremando. “Non sono tutti come me, Hil…e forse anche io non sarei diventato ‘vegetariano’ se non mi avessero aiutato i miei genitori.” Giusto. I genitori di Eric, mi ero sempre chiesta come fossero…Dovevano sicuramente essere bellissimi, dato com’era il figlio… Anche loro quindi erano vampiri. “Quindi, anche loro sono vampiri e…” “Io non sono loro figlio vero.” Si affrettò a dire. “si può diventare vampiro solo grazie ad una trasformazione datasi da un altro vampiro.” Capito. Un umano poteva diventare vampiro solo se un altro vampiro lo mordeva… Era semplice ma orribile. “E… come hai fatto a diventare vampiro tu?” Suonò la porta. Guardai Eric con aria supplicante. Doveva sgomberare da casa mia se non volevo risentire mia madre che rompeva. “Capito.” Mi sorrise. Cosa significava quel ‘capito’? Non badai a lui ed andai ad aprire a mia madre. Lei entrò e io corsi in cucina. Eric non c’era più. Guardai mia madre che mi guardava perplessa, in effetti non aveva tutti i torti, mi stavo comportando da idiota. Le sorrisi e salii su nella mia camera. Richiusi la porta. “Ciao.” “Co-cosa ci fai qui tu?! Se mia madre entra mi ammazza!” Ero agitata e cercavo di spingerlo fuori dalla stanza, senza nessun risultato. “Non ti preoccupare, ricorda che sono un vampiro… e poi sono abituato a veder entrare tua madre nella tua stanza.” Sorrise. Ma cosa diamine stava dicendo? Lo guardai pensierosa. “Hilary, io sono sempre qui durante la notte… e ti osservo.” Gli occhi mi uscirono fuori dalle orbite. Eric, l’angelo-vampiro che osservava me mentre dormivo di notte. “Che perdita di tempo…” mormorai. “Sei bellissima, soprattutto quando dormi” Si avvicinò e mi abbracciò. Io ricambiai. Intanto pensavo che il nostro amore, più di un abbraccio, non avrebbe avuto, e mi rattristai. Mi sdraiai sul letto e lui con me. “Hai paura?” “Dovrei averne?” “Hil… forse non ti rendi conto che stai sdraiata su un letto con un vampiro!” “Infatti non me ne rendo conto… Io sono sdraiata su un letto con Eric…” "Eric il vampiro.." "Io invece sono il.. vampiro più contento del mondo." "Io no." Mi abbracciò più forte. Bussò la porta, il cuore mi smise di battere. Si aprì e non sentii più le braccia di Eric strette al mio corpo. Si era dissolto nel nulla. "C'è Amy alla porta." Sorrise. Ma cosa mi fregava di Amy in quel momento, mamma? Ero stata sdraiata con Eric per tutto quel tempo, e ci sarei anche rimasta, se non fosse stato per Amy. "Vado." Mi alzai e mi guardai intorno nella stanza. Eric non c'era. Scesi di corsa le scale e quando la vidi, lì alla porta, mi fece tenerezza. "Ciao..." Sorrisi. "Ciao Hil..." sorrise anche lei. "Mi dispiace tantissimo per quello che è successo, ma ti posso assicurare che non era mia intenzione." Finì così la frase. Rimase li perplessa a fissarmi, mentre a me iniziava ad alzarsi la rabbia. E che diamine, anche questa era una frase fatta! "Dispiace anche a me, ma non ti perdono, se è questo che cerchi!" Eccoli, quei maledetti occhi dolci che Amy era bravissima a fare. Io intanto volevo finire velocemente quella conversazione per correre nelle braccia di Eric. "Non mi perdoni?" Continuava a fare gli occhi dolci, e ora anche il tono della sua voce era cambiato, era più da bambina di 3 anni che sa di aver rotto il vaso preferito della mamma. "No. Vai da Bryan e le tue amiche ora." Le chiusi la porta in faccia. "Cosa voleva Amy?" Mia madre mi aveva fermato mentre correvo in camera da Eric. "Oh... Nulla, voleva sapere se oggi potevo uscire con lei... Ma devo studiare..." "Ok. Corri in stanza a studiare allora." Che ordine. Era solo quello che stavo aspettando, correre in stanza dal mio angelo... vampiro. Corsi su per le scale e lo trovai lì, sul letto, sorridente. Mi avvicinai al letto e mi sdraiai nelle sue braccia. Il pomeriggio passò così e, l'ultima cosa che vidi prima di addormentarmi, furono i lineamenti perfetti del suo viso.
Anche io volere Ericc ù.ù 7° Capitolo verrà postato nei prossimi giorni carii! Besos, Li-Li* Quinto CapitoloCapitolo 5 La legge dell’Amore: Nessun segreto deve rimanere segreto.
La giornata trascorse tranquilla, ormai tutti i professori avevano conosciuto Eric che continuava a stare al mio stesso banco. Era veramente un sogno, un sogno che non volevo finisse mai. Al suono dell’ultima ora mi preparai velocemente. Avevo un sacco di cose da dire ad Eric, non avevamo avuto modo di parlare dopo che avesse detto quelle cose a quelle ragazze. Lo aspettai, lui era tranquillo, iniziava a preparare la sua cartella solo quando suonava la campanella. Eric era un tipo così calmo, quasi avesse tutto il tempo del mondo per godersi la vita. Appena finì uscimmo dalla scuola insieme. Pioveva, tirai fuori il mio ombrello e lui il suo e ci incamminammo verso casa. Mi prese la mano e andammo in giro mano per mano. “Mi devi delle spiegazioni.” Dissi, insomma; aveva detto a quelle ragazze che era impegnato con me.. e io nemmeno lo sapevo? “Quali?” disse, non mi guardava nemmeno. “Io sarei impegnata con.. chi?” mi fermai in mezzo alla stradina. “Con me.” Sorrise. “Questa mi era nuova! Tu sei impegnato con una persona che nemmeno sapeva di essere impegnata con…” mi bloccai. Sarebbe stato bello stare insieme ad Eric, ma sapevo non fosse possibile. È come una legge.. Sì, la chiamerò legge dell’amore: <Una ragazza/o bella/o non potrà mai stare insieme ad un ragazzo/a brutto/a.> Nel mio caso, non ero solo brutta, ma anche umana.. lui era un angelo. Finii la frase “..te..” “Bel gioco di parole, Cara. Perché, tu non provi dei sentimenti per me?” Mi guardava, quasi si aspettasse che gli rispondessi che non li provavo. “bhè.. si.” “Allora vedi che sono impegnato?” Rise e iniziò di nuovo a camminare. Facevo fatica a stargli dietro, ma alla fine lo raggiunsi. “E tu..?” Trovai finalmente il coraggio di chiederglielo. “Hilary, non ho mai provato un sentimento del genere per una persona.” “Mi.. ami?” Volevo solo ingoiare l’ultima domanda che avevo fatto, ma ormai era troppo tardi. “No. Io non provo amore per te…” abbassai gli occhi. Ecco, non dovevo mai aver fatto una domanda del genere. “ provo qualcosa di più.” Oddio Eric, che dolce. Lo afferrai e lo girai così che mi guardasse in faccia. “Eric.. Io ti amo.” Presi il suo viso e lo avvicinai al mio per baciarlo, ma lui con tutta la forza che aveva si liberò. “Scusa..” A me pian piano iniziavano a scendere lacrime. Mi sentivo rifiutata al massimo, e lo ero. “Hil.. no! Non piangere.. Non è come pensi..” Prese il mio viso e mi guardò negli occhi. Sentivo le lacrime scendermi per le guance. “Hilary, non ora. Quando saprai, capirai.” Mi liberai dalle sue mani e corsi via. Corsi fino a casa, mentre la pioggia mi picchiettava addosso. Correvo, con l’ombrello aperto ma strusciante per terra. Non mi importava, nessuno avrebbe visto le mie lacrime sotto la pioggia, nessuno si sarebbe accorto di quanto stavo male. Entrai in casa e la prima cosa che feci fu buttarmi a letto a scaricarmi di tutte quelle lacrime. Poi iniziai a parlare da sola, iniziai a farmi i discorsi. Infondo è normale, da piccola spesso parlavo da sola, e ora lo facevo solo quando ero veramente arrabbiata, ma non con gli altri, con me stessa. E stavolta lo ero. Non era colpa di Eric che io fossi una normale umana stupida e brutta, che si era veramente illusa di aver conquistato il suo cuore. No, non era colpa sua; era solo mia. Dopo una decina di minuti squillò il telefono. Non risposi, ma aspettai ansiosa che partisse la segreteria telefonica. “Lasciare un messaggio dopo il Bip - : Hilary, sono io, Eric. Mi dispiace davvero per quello che è successo prima, e ti vorrei parlare… e confessare la mia promessa. Hilary, capirò ogni tua scelta dopo quel che ti dirò, ma ti devo parlare. Per favore rispondi al telefono.” Mi alzai dal letto e alzai la cornetta. “Pronto?” avevo ancora la voce singhiozzante, ma cercavo di nasconderla. “Hilary... scusa… ti va di parlare faccia a faccia?” Ci pensai. “Va bene, ma tu devi venire a casa mia.” Non era una domanda, era una pretesa. “Ok, arrivo, tieniti pronta.” Attaccò. Ma dai, cosa poteva avere di così sconvolgente quello che mi doveva dire? Mi sistemai i capelli e dopo 5 minuti suonò il campanello. Wow, che rapidità. Scesi lentamente le scale, non volevo mostrare l’euforia che in verità provavo. Aprii la porta. “Entra.” Ordinai. Lui entrò e si guardò intorno, mentre io gli sfilavo la giacca e la attaccavo sull’appendiabiti. “Ci vogliamo sedere?” chiese. “Va bene, andiamo in cucina.” Mi diressi decisa verso la cucina, mentre sentivo i suoi passi che mi seguivano. Ci sedemmo. “Allora?” dissi. “Dai su dimmi questa cosa e io ‘capirò’ come dici tu.” Avevo una voce a dir poco odiosa: stavo dando la colpa ad Eric, quando in realtà era solo mia. “Va bene. Non ho fatto quella domanda sulla Morte così, tanto per chiacchierare. Non ho ordinato la tua colazione ‘intuendo’ quello che veramente volevi. Non sono mancato a scuola per puro caso, ieri e… Non ti ho non baciata per ferirti. Ti ricordi che sono strano?” Non stavo capendo, ma annuii. “E ti ricordi che non sono un mostro?” Annuii di nuovo. “E invece lo sono. Hil, io sono un vampiro.” Mi paralizzai. Ma cosa diceva?! Ok, ad Eric gli si era fuso il cervello. Non c’era altra soluzione. Eric si era impazzito, ecco perché aveva detto che gli interessavo. “Hilary, credimi. Sono un vampiro. I fatti che sono avvenuti in questi giorni te li posso spiegare, vuoi?” Lo guardai. No, lui non era un vampiro. Dai su, potevo sentirmi un altro po’ di storielle ma poi lo avrei cacciato dicendogli di non volere più avere a che fare con gente matta e bugiarda. Si, così avrei fatto. “Si.” “Ok. Iniziamo dalla domanda sulla Morte: Hil, io sono la morte. Tu e il tuo sangue… è una cosa indescrivibile cosa formate insieme, un punto di attacco ma anche un punto da difendere. Il tuo sangue è una cosa troppo buona, il suo odore è indescrivibile…il gusto non voglio nemmeno sapere com’è… mentre tu, la TU umana, il tuo carattere, il tuo modo di vedere le cose. Sei una persona fantastica, e.. Ti amo. Passando alla colazione.. L’umanità non lo sa, ma 1 persona su 10 è un vampiro. Siamo molti noi… mostri.” “e dai, questo cosa c’entrerebbe con la mia colazione?” Sorridevo, non stavo credendo ad una minima parola di quello che stava dicendo, e non avevo infondo tutti i torti. “Ogni vampiro ha le sue doti. Io ho la dote di vedere il passato di una persona. Hilary, io ho letto il tuo passato. Ho visto tutte le ordinazioni della tua vita.” Stavo ridendo di cuore oramai, ma Eric continuava il suo discorso. “Continuando… Ieri… Era una giornata solare… e io non mi posso mostrare al sole, i vampiri non si possono mostrare al sole.” “Ti prego no! Non mi uccidere Eric!” Ridevo. “Hilary, ascoltami per una volta!” Mi fermò con le mani e smisi di ridere. Forse, Eric stava dicendo sul serio? Era una cosa soprannaturale ma infondo non ero io quella che aveva detto che lui era una cosa sovrumana? Mi fermai. “Scusa. Ti ascolto.” “Grazie. Hilary, non ti ho baciata perché non ho ancora imparato a tenere calmo il mio istinto da vampiro, ma ti giuro che appena…” Non lo feci finire, che gli misi l’indice davanti alla bocca per azzittirlo. “Eric… Ti credo. Grazie, grazie di aver detto ad una normale umana quello che nessuno al mondo dovrebbero sapere, a parte i diretti indirizzati, i vampiri.” Mi fece uno strano effetto dire ‘vampiri’… ma cosa stavo farneticando? Vampiri. E va bene, accetterò che Eric si faccia chiamare Vampiro. Io accetterò Eric in qualsiasi stato, perché io lo amo.
Ma che bellissimo Eriiiiic é_è Domani 6° Capitolooo Smuà Li-Li Quarto CapitoloCapitolo 4 Promesse
Il giorno dopo lui non si presentò. Ero lì, alle 7,50 precise ma lui non arrivava. Alle 8,00 decisi di correre verso scuola. Arrivai in tempo. Passai tutta la giornata da sola, visto che avevo litigato con la mia migliore amica per lui. Che stupida ero stata, pensare davvero che qualcosa fra noi 2 era nato. Il sole splendeva, stranamente, e il pomeriggio io ero a casa, non avendo più nemmeno un amica. Mia madre tornò sempre verso le 18,00 e mi chiese perché non ero uscita. Io le mentii dicendo che Amy aveva altro da fare con i genitori. Allora a lei le venne una strabiliante idea: andare al cinema. In un primo momento avevo assolutamente detto di No, visto come stavano le cose non mi meritavo tanto divertimento, ma ripensandoci, infondo, mi ero detta: Perché no? Non ero solo io che avevo sbagliato, anche Amy lo aveva fatto… e anche Eric. Il film sarebbe iniziato alle 20,00 quindi uscimmo di casa alle 19,30. Fu un film davvero stupido per i miei gusti, ma dissi a mia madre che mi piaceva, visto che a lei era piaciuto tanto. Quando ritornammo a casa però, trovammo una macchina parcheggiata davanti casa. “Aspetta qui” mi disse mia madre. Scese dalla macchina e si avvicinò allo sconosciuto che non riuscivo a vedere a causa del buio. Ritornò di corsa. “è un tuo amico.” Sorrise. Scesi dalla macchina e mi avvicinai. Eric. “Ciao.” Dissi arrabbiata. “Hil, scusami! Non volevo non venire ma ho avuto un imprevisto! Scusami!” “Scuse non accettate. Almeno potevi avvertire.” Ero infuriata. “Hilary! Non fare così ti prego! Ho avuto un imprevisto, non potevo avvertirti..” Mi stava supplicando. Mi piaceva quando mi supplicava. “E non puoi dirmelo questo imprevisto?” “No. Non posso. Ti prego, capiscimi.” Mi abbracciò. Ero rimasta paralizzata lì, quando le sue braccia fredde mi strinsero al suo petto. Sentivo il suo respiro. Era freddo. Quando mi lasciò, mi rilassai. “E va bene..” “Grazie Hil!” Sorrise mostrando tutti i suoi denti. “Mi racconterai mai questo tuo ‘imprevisto’? “Hil io…” “Prometti” dissi seccata. “Hilary.. Non posso!” “Prometti. Domani me lo dirai.” Lo vidi pensarci su e poi rispose: “Va bene.” Sorrise. “Vuoi entrare?” indicai casa. “No, devo affrettarmi a casa. Ci vediamo domani alle 7,50.. e questa volta ci sarò.” “Se non ci sarai non so cosa farò. Ci vediamo domani.. Ciao.” Sorrisi e mi voltai. “Ciao” sentii la sua voce da dietro e mi rigirai per vederlo entrare nella sua macchina e fare retromarcia. Alzò la mano e mi salutò, io feci lo stesso. Quando la macchina partì, la guardai finché ormai era scomparsa dalla strada. Entrai in casa e mamma si era già preparata per la notte. “Allora? Chi è quel ragazzo?” Sorrise. “è un amico.. voleva sapere i compiti.” Risposi. Che scusa stupida. “Si, e dopo che tu glieli hai detti lui ti ha abbracciata per ringraziarti!” rideva. “Si.” Arrabbiata anche con lei, salii in camera. Si, ero arrabbiata con mia madre ed ero arrabbiata con Amy. Ma avevo Eric, e per me quello era l’importante. Quella notte feci un incubo. Io ed Eric eravamo insieme ma qualcosa, qualcuno ci cercava di separare, e alla fine ci riusciva. Era una figura nera quindi non so cos’era.. ma infondo era soltanto un sogno. Il mattino seguente trovai Eric seduto sulla pietra. Appena mi vide mi corse incontro e mi abbracciò. Questa volta ricambiai. “Buongiorno..” mi sussurrò all’orecchio mentre ci abbracciavamo. “Ciao Eric.” Il suo abbraccio si fece così freddo che iniziai a sussultare. “Wow, non sapevo facessi quest’effetto” Rideva, mentre mi vedeva lì tremante. Mi lasciò andare. “Eric.. Ora la promessa.” Non avevo pensato ad altro. Ci iniziammo ad incamminare e io aspettavo la sua risposta. “Forse tu non ricordi.. ma anche tu devi mantenere una promessa.” Disse. Ecco a cosa aveva pensato ieri, promettendo. “Non ricordo.” Risposi. “Ricordi la mia domanda sulla Morte?” domandò. “Si.” “Mi devi ancora dire quali sono le sensazioni che vorresti vivere prima di morire.” No! Oddio mi ero completamente scordata! “Eric.. io non lo so…” “Allora la mia promessa viene spostata a domani, o almeno finché non manterrai la tua di promessa.” “Sei scorretto.” Feci la faccia imbronciata. “Questa è la vita.” Sorrise. Durante il tragitto verso scuola gli parlai degli argomenti svolti il giorno prima, che lui stranamente già conosceva. “Ma in Italia le hai già studiate queste cose?” “Si.” Rispose. Arrivammo davanti scuola 5 minuti prima del suono della campanella e ci accomodammo su una panchina vuota. Ad un certo punto si avvicinarono delle amiche di Amy, probabilmente le interessate ad Eric. Una ragazza con i capelli castano chiaro si fece coraggio. “Ciao, io sono Julia.” Tese la mano a Eric. Eric mi guardò e poi allungò la mano a Julia. “Piacere, io sono Eric.” “Sai…Io… Cioè tutte noi…Ti vorremmo conoscere meglio…” “Oh ragazze, Grazie… Ma io sono già impegnato…” Lo guardai perplessa. “con lei.” Mi guardò, tutte mi guardarono. “ Sono impegnato con Hilary. ”
Ahhh che bellooo <3 Domani quinto capitolo Besos a tutti, Li-Li Terzo CapitoloCapitolo 3 Testo d’amore e d’odio.
Uscimmo dal bar. “Grazie ancora Eric..” sussurrai. “Figurati.. Ehi, sta per suonare andiamo davanti scuola!” Ci avviammo sulla strada ben calpestata da tutti gli studenti verso la porta d’ingresso della scuola, quando mi sentii tirare lo zaino da dietro. “Buongiorno Hil! Non si saluta è?” Era Amy che guardò con la coda dell’occhio Eric, giratosi insieme a me. “Buongiorno Amy! Eric, questa è Amy. Amy, questo è Eric.” “Piacere!” Esultò Amy. “Piacere.” Tese la mano ad Amy, che velocemente porse la sua. Amy non stava aspettando altro; ad Amy piaceva Eric. “Bene, vi volete unire a noi?” Indicò il gruppo di Bryan. Suonò la campanella. “Scusate io devo correre in classe, sapete è il mio primo giorno..” disse Eric. “Ah che bello! In che sezione sei?” Stavo odiando Amy in quel momento. “Non lo so ancora, devo andare in segreteria a chiedere..” rispose disinvoltamente. “Bene, allora ci si becca!” Amy. MALEDETTA AMY. Aveva rovinato tutto. “Si.. Hil, ci vediamo all’uscita di scuola, va bene?” Che bello, Eric non stava dando spago ad Amy. “Va bene..” Sorrisi. Eric se ne andò. Mentre la folla di studenti travolgeva me e Amy, sentivo Amy che bramava di sapere chi era Eric, dove lo avevo incontrato e cose varie. Ma io non volevo parlare con Amy di Eric. Eric era una cosa soltanto mia, non ne volevo parlare. Per una volta Bryan fu di aiuto. “Amy! Vieni, entriamo in seconda ora, tanto abbiamo un ora di buco!” Grazie Bryan. Grazie davvero. “Scusa io devo andare..” mi sussurrò. “Fa niente, ci vediamo Amy!” “Ciao!” Amy si voltò e se ne andò. Io entrai a scuola. Andai dritta nella mia classe e mi sedetti al mio solito posto, spesso vuoto. Entrò il professore di Matematica e fece un annuncio: “Ragazzi, abbiamo un nuovo compagno di classe..” Tutti in classe tacquero e si sedettero. E lì, in quel ambiente così odioso, entrò un angelo. “Presentati ai tuoi nuovi compagni.” Ordinò il Professore. “Buongiorno.. Io sono Eric Coope e sono nuovo di qui, vengo dall’Italia, e non ho mai vissuto qui a Forks, però non vi preoccupate, come vedete so parlare perfettamente l’Americano visto che mio padre viene da queste parti.” Sembrava un discorso preparato a casa, ma funzionava. Io intanto mi guardavo in giro, vedevo gli occhi delle ragazze della mia classe: Brillavano. Eric, perché? Perché sei così maledettamente bello? Mi stavo arrabbiando con lui, senza che lui avesse fatto nulla. “Siediti dove vuoi per oggi.” Disse il professore. Vidi un sorriso sulla sua faccia quando con passi decisi si avvicinava al mio banco. “Posso?” disse sorridendo. “Che domanda inutile.” Mormorai. Ora avrei potuto trascorrere tutte le giornate con Eric e sprizzavo di gioia solo a pensarci. Iniziarono le lezioni e non parlammo mai. Ma io lo osservavo, il mio angelo, mentre era preso a prendere appunti sulle varie materie. Suonata la quinta ora preparai la cartella e aspettai che lui preparasse la sua, poi uscimmo. “Allora, cosa ne pensi della nuova scuola?” chiesi, dopo un paio di minuti di tragitto verso casa. “è una scuola come le altre..” disse. Una scuola come le altre, almeno poteva dire qualcosa di meglio.. Forse si accorse della mia faccia delusa, perché continuò la frase: “ma con te, sarà tutto diverso..” sorrise. Io arrossii come un peperone ma lui fece finta di non accorgersene. Arrivata all’inizio del parco vicino casa, io mi fermai. “Io devo girare a destra, per di qua” dissi. “E io a sinistra..” “Va bene, allora ci vediamo domani a scuola, ok?” “No, domani qui al parco alle 7,50, per forza.” “è una minaccia?” risi. “Si lo è.” Rise anche lui. “Va bene, allora alle 7.50 mi farò trovare qui.” Iniziarono a scendere goccioline di pioggia. Osservai il prato, era bagnato, durante le lezioni a veva piovuto. “Ciao Hil..” “Ciao..”. Quei 5 minuti in cui camminai da sola sulla stradina verso casa sembravano secoli, ero già diventata dipendente di Eric. Eric era diventata la mia droga. Quando entrai in casa zuppa, trovai la casa vuota. L’unica volta in cui avevo desiderato mamma fosse a casa per non sentirmi sola, mamma non c’era. Misi a posto lo zaino e mi feci una bella doccia calda. Poi mi misi addosso una bella tuta calda. Era il 19 Dicembre e fra 2 giorni sarebbero iniziate le vacanze di Natale. Era la prima volta che non desideravo ci fossero le vacanze e questo solo per Eric. Ma lui, infondo, la pensava come me? I miei sentimenti per lui erano ricambiati? Mi sdraiai sul letto a pensare. Squillò il telefono. Non mi andava di rispondere quindi aspettai che partisse la segreteria telefonica. “Lasciare un messaggio dopo il Bip - : Ciao Hil sono io, Amy! Ma dove ti sei cacciata con questa pioggia?! Non sarai forse in giro con Eric? Cara, quel ragazzo è un vero schianto! Come hai fatto a farci amicizia? Ci sono delle mie amiche che lo vorrebbero conoscere.. se a te non interessa lo potresti presentare a loro…” NO. Questo era il colmo. Mi alzai dal letto e tirai su la cornetta. “Pronto Amy? Sono io, Hil. Ero sdraiata sul letto e non intendevo risponderti, ma ora lo faccio. Amy, io mi sono innamorata di Eric. Se le tue amiche lo vogliono conoscere si avvicinino a lui e si presentino, ma tramite me non riusciranno mai a conoscerlo. Chiaro?” Amy rispose dopo un paio di secondi, scossa dalla mia risposta inaspettata. “Chiaro…” Stava per continuare a parlare ma io la bloccai. “Ciao.” Attaccai. Amy aveva fatto fin troppo, ora sarebbe stata zitta per un po’. Tirai fuori la mia pianola e finii di comporre il mio ultimo brano. Questa volta però dovevo riuscire a metterci delle parole. Sarebbe stato un testo misto fra amore e odio, favoloso. Come al solito non ci riuscii e rinunciai. Verso le 18,00 mia madre rientrò in casa e si mise a cucinare. Quella sera mangiai un polpettone bruciato.
Quanto amo Ericcccccc ç_ç DEVO CARATTERIZZARE PIU' IL SUO CARATTERE PERO'O'O'O'! Vabbè durante la storia si scoprirà. ♥ Baci a tutti voiii *smuà
Li-Li* Secondo CapitoloEd ecco per voi il secondo capitolo!
Capitolo 2 L’angelo e l’umana
Il mattino seguente mi svegliai molto presto, verso le 5,00. Provai a riaddormentarmi ma non ci riuscii. Rassegnata mi preparai e verso le 6.00 uscii di casa. Non sapevo cosa avrei fatto in giro a quell’ora, ma sapevo che non avrei potuto far altro, a parte stare a casa a non fare niente. Uscii e mi diressi verso il parco che si trovava vicino casa e mi sedetti su una pietra, abbastanza grande. Chiusi gli occhi e iniziai a pensare. ERIC. Oddio di nuovo lui. Ma che diamine,avevo parlato con lui per mezzo secondo, possibile che mi avesse lasciato quest’immagine che ricorreva ogni volta che chiudevo gli occhi? Riaprii gli occhi e in lontananza scorsi una persona che stava facendo jogging. Si avvicinava sempre più a me. Per circa 10 secondi rimasi paralizzata lì, su quella pietra; poi capii chi era: Eric. Era davvero un tipo strano, ma forse era proprio quello che mi piaceva di lui. Lo osservai meglio, mentre si avvicinava con una corsetta leggera verso di me. Era davvero perfetto: i suoi capelli arruffati di un color biondo cenere e, mentre la sua bocca si apriva per fare una sorriso –mostrando i suoi denti perfetti-, mi resi conto della sua pelle: era davvero bianca. Quando si trovò davanti a me, si mise a ridere di cuore, e io non capivo il perché. “Buongiorno, Hilary!” Continuava a ridere di gusto, e io lo guardavo perplessa. “Buongiorno, ti senti di buon umore oggi vedo.” Era l’unica cosa che riuscivo a dire dopo un’intera giornata passata pensando a lui? “No, scusa, ma stavo osservando la tua pettinatura!” Rise. Stamattina, veloce, mi ero fatta due cipolline in testa, ma avendo pochi capelli si erano già ridotte a uno stato disastroso. “Mi dovevo sbrigare e …” Non mi fece finire, che si sedette affianco a me e mi slegò i capelli, lasciandomeli sciolti davanti alla faccia. “Hilary, stai molto meglio così..” Mi iniziò a sistemare i capelli, mentre io lo fissavo. “Ecco qui. Ora dimmi una cosa.” Cosa? Io, Hilary Rosemonde, dovevo dirgli una cosa? “Dimmi.” Lo fissavo, presa dai suoi occhi celesti, che oggi sembravano aver preso un colore più scuro; forse era la giornata: si stava annuvolando il cielo e fra poco sarebbe venuto a piovere, si sentiva dall’odore. “Hai mai avuto paura della morte?” Rimasi ferma, paralizzata in una posizione a dir poco da stupida mentre pensavo. Cosa voleva questo sconosciuto fantastico dai miei pensieri sulla morte? Cosa voleva gli rispondessi? “Eric.. Non so come risponderti.. Fai delle strane domande lo sai?” Rise. “Lo so, ma io sono strano.” Sottolineò ‘Strano’ con una tonalità a dir poco favolosa. Lui era favoloso. Poi riprese il discorso: “Allora? Hai paura della Morte?” “E chi non ce l’ha?” Risposi. In effetti era una domanda stupida e.. strana. “Ok. E se ti dicessi che io non ne ho paura?” “Lo hai detto tu: sei strano.” Risi io questa volta. “E se ti trovassi a parlare con lei? Insomma.. se la Morte volesse ucciderti.. cosa le diresti?” Risi di nuovo. Eric, il ragazzo strambo ma favoloso che faceva domande sulla morte. “Le direi che..” Mi bloccai. Si forse era una domanda stupida, ma la risposta non era altrettanto semplice. “Che.. Non ho ancora vissuto abbastanza, che la mia vita non è ancora completa di quelle emozioni fantastiche che la maggior parte delle persone provano..” “Dimmi una di queste emozioni, di questi sentimenti, di quelle sensazioni che non hai ancora provato..” Lo guardai e abbassai la testa. Cosa voleva gli dicessi? E poi, non lo sapevo nemmeno io. “Non lo so nemmeno io, Eric.” Avevo ancora la testa bassa a fissare la prima formichina che iniziava a lavorare sulla terra umida. “Hil, pensaci. Poi me lo dirai.. Va bene?” Sentivo i suoi occhi supplicanti che mi fissavano. “Va bene.” Alzai la testa e gli sorrisi. “Promesso?” disse. “Promesso.” “Ora corro a casa a prepararmi, tu che fai?” “Starò qui, penso.” “Scusami se non ti posso invitare a casa, ma i miei genitori non vogliono ospiti improvvisi..” “Fa niente, scherzi! Starò qui, tanto non ho nulla da fare.. e poi.. amo questo posto per pensare..” “Ami questa pietra?” Rise di nuovo. Era bellissimo quando rideva, i suoi denti riuscivano a riflettere tutte le cose più belle del mondo, da un gelato alla cioccolata e panna al tramonto del sole sul mare. “Già. Ma ora ti conviene andare, sennò farai tardi a scuola..” “Ritorno qui, così possiamo andare a scuola insieme.. se ti va logicamente..” CERTO CHE MI ANDAVA. Che affermazione inutile. “Ti aspetterò.” Si alzò, quasi contento della mia risposta, anche se sapevo che stava soltanto recitando, e se ne andò. Si, stava recitando, perché era impossibile che un angelo caduto dal cielo desiderasse uscire con una normale umana come me, no? Mentre con la sua leggiadra corsetta se ne andava, io lo osservavo. Cosa cercava Eric da me? Perché quella domanda sulla Morte? Forse era davvero un angelo, o qualcosa del genere. Eric, i suoi occhi, ora che ci pensavo durante la nostra conversazione su quella pietra, si erano schiariti. Celesti erano, con quelle sfumature gialline che mi facevano letteralmente impazzire. Eric, Eric, Eric, Eric. Per almeno 20 minuti rimasi lì, a pensare solo a lui cercando di capire perché questo stava succedendo proprio a me. Tenevo lo sguardo basso e, con i piedi, giocavo con la terra. Ad un certo punto mi sentii una mano appoggiata sulla spalla e, quasi allarmata, scattai in piedi. “Ehi, non sono mica un mostro!” Sottolineò di nuovo con quella sua voce soave che mi faceva letteralmente impazzire. “Avvertimi prima di sbucare così all’improvviso!” “Va bene, ma tu cerca di stare un po’ più sveglia..” Presi la cartella e me la misi sulle spalle. “Manca ancora un quarto d’ora prima che inizi scuola, ti va di andare a fare colazione?” “Non ho soldi, mi dispiace, ma se hai fame ti accompagno.” Mi prese la mano e mi trascinò via dal parco. Sussultai appena la sua mano toccò la mia, non solo perché non me lo sarei mai aspettata, ma anche perché era gelida, la sua pelle era ghiaccio. Andammo in giro mano per mano davanti a tutta la gente della mia scuola e tutti ci osservavano stupiti. Infondo non avevano torto, non capita spesso di vedere un angelo e un umana in giro. Si diresse sicuro dentro al Bar fuori scuola e si sedette all’unico tavolo libero rimasto. “Allora cosa vuoi?” mi chiese. “Io?? Non ho soldi Eric!” risposi sbalordita. “Ma io sì, dimmi cosa vuoi o ordinerò io per te.” “Eric, ma io…” “Buongiorno, cosa volete ordinare?” chiese la cameriera. Parlava al plurale ma i suoi occhi non si staccavano dal viso di Eric, che nemmeno la osservava: stava guardando il menù. Poi alzò gli occhi. “Un cornetto con cioccolato bianco con un latte macchiato per lei, per me niente.” Non aveva degnato la cameriera nemmeno di uno sguardo, stava guardando me. E sorrideva. “Sarà fatto.” La cameriera corse via. “Come.. come.. come diamine facevi a sapere che amo il cornetto con il cioccolato bianco e il latte macchiato??!?” Ok. ERA UN ANGELO. Sennò come avrebbe saputo ordinare proprio quello che amavo di più? “Intuizione..” Sorrise. “Tu.. sei un angelo.” Lo dissi, e non mi pentivo nemmeno di una parola di quello che dicevo. Dopo tutte quelle cose sovrumane che aveva e faceva, iniziando dall’aspetto fisico e arrivando all’ordinazione che aveva appena fatto, era strano non pensare che lo fosse. “No Hil, non sono un angelo, sono solo lo strano mostro che stamattina hai incontrato per puro caso e che per puro caso ha ordinato delle cose che volevi.” “Si, io sono umana Eric, ricordalo.” “Ne terrò conto.” Rise, ma sotto quella risata c’era un soffocamento, sembrava una risata nervosa. Arrivò la cameriera e mangiai la mia ordinazione. La sua ordinazione.
Domani posterò il 3° Capitoloo! Li-Li Capitolo Primo Capitolo• Introduzione •
“E sotto quel Cielo stellato, si diedero il loro primo bacio, quello vero, quello che si sarebbero ricordati per sempre, quello passionale, quello unico..” Chiusi il libro. Che significato ha tutta questa sdolcinatezza? Fa solo pensare che il mondo sia come una bellissima favola. Ma infondo non ho mai visto questo amore indimenticabile, questo bacio unico e duraturo. Nemmeno nei miei genitori. Separati. A dirla tutta nemmeno quel cielo stellato lo avevo mai visto, o almeno non così. Ok, non mi sono nemmeno mai baciata.. Ma perché tutta questa fretta? Come al solito stavo in camera mia, chiusa a chiave, a fare le solite critiche sul mio corpo e il mio carattere che, secondo la mia, è un po’ troppo per le sue. Squillò il telefono. Scesi velocemente giù le scale prima che mia madre lo raggiungesse. Avevo la strana sensazione che la chiamata era per me. Mi sbagliavo, era il capo di mia madre che aveva un’urgentissima cosa da dirle. La chiamai e risalii in camera. Mia madre lavora per una ditta di fabbricazione di trucchi, che sta andando anche malissimo con le vendite. Presi la mia pianola e continuai a cercare la nota giusta per la canzone che avevo appena iniziato a scrivere, più o meno a inizio settimana. Amavo la mia pianola, era l’unica cosa che mi faceva esprimere veramente me stessa. La mia tristezza, la mia felicità, la mia speranza… Appena finivo una canzone cercavo sempre di metterci insieme delle parole, ma alla fine rinunciavo, non essendo una brava scrittrice di testi musicali. Ho sempre desiderato avere un vero pianoforte, quello si che è un vero sogno, altro che cielo stellato e baci eterni. “Hilary, c’è Amy alla porta di casa!” Sentii mia madre urlare. Saltai, per quanto improvviso fosse stato il suo avvertimento. Corsi giù per le scale saltando gli ultimi tre gradini e mi diressi velocemente verso la porta. “Ciao Amy!” Feci la finta entusiasta, quel pomeriggio lo avevo pianificato come tranquillo e silenzioso, mentre Amy sembrava avere qualcos’altro per la testa, vestita com’era. “Ciao Hil!” “Com’è sei vestita così?” Domandai, facendo la faccia sorpresa. “Bhè.. mi sono vestita così perché pensavo potessimo uscire con Bryan.. sai ci tengo tanto..” Capii perché si era conciata in quel modo. “Fallo per la tua amica…” Sempre la solita scusa usava, e poi faceva gli occhi dolci. “No, questa volta no Amy, vai da sola. Io preferisco stare a casa a fare compagnia a mia madre.” Mentii. Mia madre sarebbe uscita dopo un’oretta, ma non sapevo che altro dirle. “Va Bene, se cambi idea però sappi che ho il cellulare acceso e sono nei paraggi con Bryan…” Mi voleva far avere i rimorsi, ma con me non attaccava. “Ok, allora ci sentiamo e se mai ci vediamo domani a scuola” “Si.. Ciao!” Chiusi la porta. Cosa pensava Amy, che fossi la sua leccapiedi? E no, allora si sbagliava di grosso. Di certo non mi sarei mai fatta mettere i piedi in testa da lei. Quel pomeriggio passò veloce e la sera, con le sue stelle invisibili, mi prese e il sonno si azzannò su di me.
Capitolo 1 Svolta
Mi risvegliai che erano più o meno le 6:00. Corsi in bagno e mi feci quella doccia che mi faceva tanto sentire bene, di prima mattina. Poi, ancora con l’accappatoio addosso, scesi giù per fare colazione, ma trovai mia madre sdraiata sul divano a dormire. La svegliai e le chiesi cos’aveva. Mi disse che non si sentiva affatto bene e che oggi non sarebbe andata al lavoro. Strano, lei cercava in tutti i modi di non mancare mai al lavoro, voleva dire che non si sentiva veramente bene. La lasciai perdere e mi preparai una tazza di latte con cereali. Finita la colazione passai un pochino il phon per poi correre a vestirmi. Verso le 7:30 uscii di casa salutando mamma, addormentata, con un bacio sulla guancia. Chiusa la porta di casa mi resi conto che faceva veramente freddo. Stavamo in pieno inverno d’altronde, ed erano gli ultimi giorni prima delle vacanze natalizie. Arrivai davanti scuola prima del normale, ma non faceva niente, tanto dovevo ripassare per l’interrogazione di scienze della terra. Seduta sull’unica panchina libera aprii il libro e iniziai a leggere. Quando rialzai gli occhi mi accorsi che davanti scuola si era già iniziata a formare la folla, sparpagliata in gruppi. Notai Amy che chiacchierava euforica con Bryan e i suoi amici, mentre Sarah, la ragazza più popolare della scuola,stava in centro di una massa di ragazzi che le facevano la corte. Possibile che solo io ero così sola? Caddi in depressione. Iniziai a pensare a tutti quei difetti che avevo e mi diedi una spiegazione al perché gli altri avevano qualcuno con cui parlare, flirtare, amare.. Il motivo era perché loro erano in grado di mantenere una comunicazione normale con l’altro, mentre io riuscivo sempre a rovinare tutto. Una volta Amy mi aveva cercato di far parlare con un ragazzo, Matt, un vero schianto, ma quell’uscita fu un disastro così totale che non ne ho nemmeno voglia di raccontare. Fine della mia comunicazione con un ragazzo bello ed interessante. Quanto mi odio. Ecco, il suono del campanella. Mi alzai e con la testa alta mi precipitai all’entrata di scuola. In prima ora avrei avuto Geografia e mi dovevo affrettare, avevo una professoressa veramente tosta. Però, qualcosa mi fermò. Una domanda, mi attraversò la testa. “Perché corri?” mi girai, sorpresa di essere stata fermata nel pieno della mia corsa alle olimpiadi. Ed eccolo. Un angelo caduto dal cielo. Stava ridendo. “Piacere, io sono Eric.” Oddio. Mi stava parlando. A me, quell’insulsa creatura che non sapeva nemmeno il perché della sua esistenza. “Piacere.. Io sono Hilary” dissi, con voce tremante. “Scusami.. Sono nuovo di qui, mi sapresti dire da che parte si trova la segreteria?” Ecco. Era solo per un informazione Hilary, non ti aveva scelta fra gli studenti, era la prima, capitata a buffo, che aveva incontrato. “Dritto, il primo corridoio a destra” risposi, seccata.“Grazie Hilary, ci si rivede.” Mi sorrise e si incamminò. Dopo più o meno 10 secondi in cui ero rimasta paralizzata nel luogo della mia ultima conversazione mi risvegliai. Matt infondo non era nulla in confronto a lui, a Eric. Eric, quell’essere dai capelli biondo cenere, arruffati, e quegli occhi, di un celestino con contorni giallo. Eric. Il mio angelo. Tutta la giornata scolastica la passai tranquilla, nemmeno la Professoressa di Scienze della Terra mi interrogò. All’uscita di scuola lo cercai ovunque, Eric, ma non lo trovai. Sembravo Alice nel Paese delle Meraviglie, che cerca la via di casa. Tornai a casa delusa e passai la giornata sui libri. La sera preparai un bel tè a mia madre e mi riscaldai un po’ di pasta del giorno prima. Poi squillò il telefono. Corsi, quasi pensassi fosse Eric che, resosi conto di amarmi, mi stava chiamando per dichiararsi. Era Amy. Era più o meno impazzita, ma fra una risata e l’altra capii cosa stesse cercando di dirmi: si era messa con Bryan. Come se non si fosse già capito che a lui piaceva lei, mi ripeté le parole che aveva detto Bryan per convincerla che era interessato a lei, più o meno 6 volte. Dopo una buona quindicina di minuti di chiacchiere con argomento “Bryan” le dissi che dovevo farmi la doccia e attaccai. Erano le 22.45 e mi infilai sotto le coperte, certa che il mio ultimo pensiero prima di addormentarmi sarebbe stato Eric.
Eric. Io, io non lo conoscevo, ma mi stavo rendendo conto che avrebbe dato una svolta alla mia vita.
Ahhh! Aggiornerò domani Cari. Smuà, |
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